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Ritornando alla casa eoliana originaria, ci sono ancora altri segni caratteristici degli di nota che si possono dividere in due gruppi: uno primario e l’altro secondario; tra quelli primari troviamo: “l’astricu”, “u catusu” e “a gibbia”, tra quelli secondari “u lavaturi”, “a pila”. Tutti questi elementi hanno a che fare con l’acqua e servivano a costituire la riserva idrica della casa eoliana. Accanto all’imbocco della “gibbia” o a ridosso dell’altra colonna e sempre lungo il sedile, venivano realizzate (ma spesso si identificavano in un’unica cosa) “u lavaturi” e “a pila”, due piccole vasche con un fianco a scivolo ad altezza dell’anca che servivano a lavare le pentole e i piatti la prima ed i panni la seconda. A servizio della conduzione dei campi, quando questi erano vicino alla casa, il complesso strutturale si dotava di altre piccole costruzioni a cielo aperto con ad esempio l’”aia”, un cerchio delimitato da un bisuolo, col fondo ben sistemato da un impasto di calce e pietre, ben lisciato, che serviva a stendere il grano al sole e separarlo definitivamente dalla paglia.Nell’antico abitacolo eoliano si nota subito l’ispirata esigenza di difesa contro l’esterno; ancora di più nello sviluppo in verticale che la casa eoliana incominciava ad avere, un sistema di cubi uno sopra l’altro per non più di due piani fuori terra, dove proprio il pian terreno ospitava i locali destinati alla conservazione dei prodotti rurali: il primo piano veniva destinato ad abitazione. Fanno comparsa così le “pinnate”, magazzini chiusi il cui ingresso era identificato da un grande arco che poi era l’unico punto di comunicazione con l’esterno.Per raggiungere l’abitazione quindi, bisognava costruire una scala e dunque ecco la “scala eoliana”, un arco rampante con un sistema di curve multicentriche chiamato a “schiena d’asino”. In questo contesto la casa eoliana comincia rivestire un diverso modello di vita sociale, più dedito agli scambi col vicinato, un’intensa attività relazionale legata principalmente al profondo rispetto della proprietà, raggiungendo in poco tempo un ottimo equilibrio produttivo.Luogo non meno importante per gli scambi relazionali era “u parmientu”, palmento, una struttura destinata alla lavorazione dell’uva per la produzione del vino.

Non c’è dubbio quindi che l’evolversi delle attività sociali nelle zone collinari, il nuovo assetto geo-politico del Mediterraneo che senza dubbio favorisce un concetto di villeggiatura ed a volte di stanzialità permanente, hanno fortemente contribuito a far evolvere il concetto architettonico della casa eoliana originaria. A questo si aggiunge un’espansione economica che fonti storiche fanne risalire intorno all’anno 1700.Tutto questo fa distinguere la nascita di una piccola borghesia agraria e mercantile che certamente promuovono un manierismo architettonico integrando le linee essenziali della cellula eoliana. La casa si amplia fino ad avere un terzo piano fuori terra, aumentano i vani destinati anche all’ospitalità dei coloni e sorgono le prime abitazioni destinate alla villeggiatura. Sulle mura esterne si aprono finestre, balconi e lungo la linea perimetrale dell’”astricu” si sovrappongono decorazioni a pinnacoli ed elementi di ispirazione barocca. Questi segni erano un chiaro riconoscimento di raggiunta superiorità di alcune classi sociali contadine, manifestata più attraverso l’abbellimento delle facciate (spesso solo quella principale) piuttosto che ad una residenza più grande e sontuosa. Questo dovuto soprattutto al senso dello spazio, limitato alle strette esigenze essenziali dell’abitare, cercando di togliere meno terra possibile all’attività rurale.

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