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extra“l’astricu” – “u catusu” - “a gibbia”Per ordine ed importanza: “l’ascricu” è il tetto piano del cubicolo strutturale, destinato alla raccolta delle acque piovane; esse venivano incanalate con un sistema di pendenze nel “catusu”, una conduttura realizzata fuori dei muri maestri, con elementi in creta ed incastonati l’uno sopra l’altro, che serviva a convogliare l’acqua nella “gibbia”, una cisterna di particolare forma a campana generalmente realizzata sotto una parte consistente del terrazzo (loggia). La “gibbia” doveva essere ispezionabile per evacuare periodicamente il fango che si depositava sul fondo della cisterna, fondo che veniva realizzato a fonte battesimale proprio per assolvere a questa funzione. L’imbocco lo troviamo quasi sempre lungo “u bisuolu” e veniva chiuso da un sistema di due pietre, una ancorata alla muratura con un foro centrale e l’altra realizzata per chiudere a mo di tappo il foro della pietra murata. "U Parmientu"U parmientu è costituito da una sala d’ingresso di modeste dimensioni in fondo alla quale si trova una vasca delimitata da muretti di altezza media; in questa vasca vengono scaricati i “cuofana” (grandi ceste in vimini intrecciato) carichi di uva per la pigiatura; la prima “pestata” o spremitura veniva convogliata da un ugello in pietra un una vasca sottostante che accoglieva il primo succo di uva; per un primo filtraggio del mosto veniva collocato alla pietra ugello con tiranti in corda, un “cuofanu” di dimensioni più piccole rispetto a quello da carico: gli spazzi che il vimini lasciava servivano a far passare il mosto, trattenendo le impurità che si potevano mischiare nella pigiatura.Per la spremitura finale ci si serviva di una pressa che produceva il succo più pregiato dell’uva: la pressa veniva costruita dentro la vasca di pigiatura e consisteva nell’accatastare i chicchi già pigiati attorno ai quali veniva girata una corda di grosse dimensioni, fino a realizzare un cilindro non più alto della metà di un uomo. Questo cilindro realizzato con le corde veniva posto sotto una trave che attraversava la vasca di pigiatura e che si incastonava dentro una nicchia da un lato mentre l’altro veniva lasciato libero per poi adagiarsi sopra la catasta da pressare. All’estremità di questa trave veniva poi appesa, con un sistema di argano in legno, una pietra chiamata “pisa”. Questa pietra veniva adagiata dentro uno scavo sotto il pavimento per impedire che intralciasse i lavori di inizio. La forma è a pera con l’estremità forata per permettere di essere legata alle funi dei tiranti. La scala EolianaLa scala partiva generalmente da un blocco pieno che accorpava i primi 5/6 scalini, per poi proseguire a sbalzo verso l’arrivo (il terrazzo del primo piano o direttamente al portone d’ingresso). Sotto questo sbalzo venivano costruite le arcate multicentriche: il primo arco raccordava il blocco di partenza con lo sbalzo: il secondo era costituito dallo sbalzo vero e proprio: il terzo raccordava quest’ultimo con il muro d’arrivo. Benvenuti sul sito di IsoleEolie aggiornato al 21/06/2009 http://italy.comnat.unesco.org/ http://www.sitiunesco.it/index.phtml?id=202Sito in fase sperimentale Per una migliore navigazione nel sito e consigliabile fare riferimento alla HOME PAGE Questo sito è stato creato con MAGIX Website Maker Per poter visualizzare tutti i contenuti è necessario avere la versione attuale di Adobe Flash Player. Alte informazioni sono a disposizione in magix.info - the multimedia knowledge community di MAGIX, il leader di mercato dei software musicali, video e fotografici. |