L’aggiornamento catastale non legittima l’abuso edilizio.

Purtroppo, ancora oggi, è diffuso il falso mito che vede la “catastazione aggiornata”, come la soluzione completa alla regolarità del proprio immobile.

Iniziamo col dire che la valenza nell’aver denunciato in catasto (la longa manus del fisco in campo immobiliare), sta nel fatto che L’Agenzia Delle Entrate, attraverso la rendita catastale attribuita alla unità immobiliare urbana (u.i.u.), può applicare tutta una serie di tassazione che va dall’IMU, alla TASI e non in ultimo determinare il carico IRPEF sulla propria dichiarazione dei redditi.

Per cui, se avete regolarizzato un ampliamento fatto senza il preventivo Permesso di Costruire, sappiate che nella casa “non è tutto a posto“.

Ma perché se ci pago le tasse la casa non è in regola?

Il falso mito de “io pago ed ho tutto in regola“, che ho avuto modo di sentire anche in occasione di una recente discussione a proposito della sanatoria del 2003, tutt’ora in corso di definizione, si basa sulla semplice regola per la quale se io pago e lo stato mi dice di pagare, significa che ho estinto la mia irregolarità: ma cosa hai pagato?

Quale capitale per il tuo immobile stai impiegando?

La risposta è semplice: un capitale a perdere!

In breve, come più volte trattato nel vecchio blog, a cui la domanda precedente rimanda, gli immobili devono necessariamente passare da una regolarità prima urbanistica e poi catastale. Potremmo azzardare il paragone che equivale a pagare l’assicurazione di una macchina ma non il bollo: il concetto è uguale. Mentre il bollo è qualificato come tassa di proprietà dei veicoli e ne attesta il possesso, la polizza RCA (acronimo di responsabilità civile auto) copre i danni involontariamente causati agli altri quando usate l’auto.

Con il “bollo casa” infatti, adottando una mescolanza di termini, legittimiamo la consistenza dell’immobile ai vincoli conformativi (ovvero alle destinazioni urbanistiche della zona in cui ricade la proprietà e di conseguenza l’immobile). Per vincoli conformativi si indicano quelle limitazioni e condizioni restrittive agli interventi edilizi in funzione degli obbiettivi di tutela dell’interesse pubblico (es. zona A, B, C, D, ecc.).
La successiva denunzia di aggiornamento presso l’Agenzia Delle Entrate, Servizi Territoriali di competenza, ratifica la conformità urbanistica ai fini fiscali.

Pertanto e concludendo, presentare la piantina di un immobile aggiornata non significa avere “la casa in regola” e dunque sarà buona norma verificare se dal momento della compravendita all’aggiornamento catastale, siano intercorsi lavori che abbiano comportato la diversa distribuzione degli spazi interni, ne abbiano aumenta lo la superficie utile o anche solo la volumetria. In tal caso si sceglierà la strada più giusta per regolarizzare le nuove consistenze.

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